Uprooted truths. Rifiuti, potere e resistenza tra le sponde del Mediterraneo.
Report
2020
Tra il 22 maggio e il 20 luglio 2020, dal porto di Salerno salpano 282 container pieni di rifiuti italiani. La nave cargo che li trasporta, battente bandiera turca, è diretta a Sousse, una città costiera tunisina a 170 km da Tunisi, dove i rifiuti avrebbero dovuto essere smaltiti. Nel giro di qualche mese, quei container finiscono al centro di uno scandalo ambientale e politico che per settimane occupa la prima pagina dei quotidiani tunisini.
2021
Un’inchiesta condotta da Sara Manisera e Arianna Poletti, giornaliste di FADA Collective, in collaborazione con il giornalista campano Pasquale Sorrentino, la giornalista del media tunisino Inkyfada Aïda Delpuech e altrə membrə della società civile tra le due sponde del Mediterraneo ha ricostruito la rete di relazioni opaca e illecita che ha permesso l’esportazione di rifiuti italiani, tessuta da funzionari pubblici, imprenditori privati e criminalità organizzata tra Tunisia, Campania e Calabria.Attraverso documenti ottenuti tramite numerose richieste d’accesso agli atti, materiali esclusivi e lavoro sul campo tra Campania e Tunisia, lə giornalistə hanno ricostruito i passaggi chiave di questo traffico illecito di rifiuti, che ha portato all’apertura di tre inchieste giudiziarie da parte della magistratura di Tunisi e della direzione distrettuale antimafia di Potenza e Salerno. Al centro della vicenda, c’è un codice d’identificazione ambiguo: 191212. Nei container sarebbero dovuti esserci rifiuti riciclabili, ma si trattava invece di materiali misti non recuperabili e diretti, semplicemente, allo smaltimento in discarica. La Tunisia, oltre a dover far i conti con discariche già sature, non possiede impianti adeguati al riciclo delle 8mila tonnellate di rifiuti partite dalla Campania.L’esportazione dei rifiuti italiani, quindi, viola le norme europee sul movimento transfrontaliero di rifiuti, la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti e quella di Bamako (un trattato firmato dai Paesi africani che impedisce l’arrivo sul continente di rifiuti che non siano smaltiti in maniera ecologica).L’inchiesta è stata pubblicata da IrpiMedia, Inkyfada, Domani, Repubblica e dall’emittente nazionale italiana RAI.
Link
IrpiMedia, 11/02/2021
IrpiMedia, 07/05/2021
RAI News.it, 10/06/2021
Connect
FADA Collective unisce il lavoro d’inchiesta alla ricerca sul campo, in stretto contatto con la società civile e con i movimenti dal basso. Connetterci con le comunità locali e collaborare con giornalistə, attivistə, cittadinə è il punto di partenza dei nostri lavori d’inchiesta e reportage. Raccogliamo denunce e rivendicazioni locali per riportarle nel loro contesto globale. In questa inchiesta, FADA Collective ha unito le forze con Inkyfada, media indipendente tunisino nato dopo la rivoluzione del 2011, e con la redazione di IrpiMedia, piattaforma italiana di giornalismo investigativo. Ogni realtà ha messo in campo le proprie competenze, i propri contatti e il proprio metodo investigativo, con un obiettivo comune: ricostruire una rete di rapporti omertosi, complicità e interessi privati tra le due sponde del Mediterraneo. La nostra inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti esportati dall’Italia in Tunisia ha così superato il confine della semplice pubblicazione. L’accesso a un’informazione di qualità ha alimentato una presa di coscienza collettiva e rafforzato i legami tra lə giornalistə e le comunità coinvolte, nell’interesse dellə cittadinə. Questo è, secondo la visione di FADA Collective, il significato più autentico di un buon giornalismo d’interesse pubblico.
2021
Nel Vallo di Diano, territorio interno della provincia di Salerno, dove ha sede l’azienda dalla quale provenivano i rifiuti esportati, l’inchiesta ha aperto la strada a una riflessione di comunità che si è trasformata in una vera e propria associazione fondata a maggio 2021 da giovani cittadinə. Dall’incontro tra cittadinə e informazione di qualità è nata R.E.S.T.A (Rete Ecologia Salute Territorio Antimafia), una rete civica che difende ecologia, salute e giustizia e lavora per sensibilizzare la comunità facendo pressione su istituzioni e amministrazioni locali. Il nome, proposto da una studentessa, è un acronimo, ma anche un messaggio di resistenza, in una terra dove partire è spesso l’unica strada.
2022
Nel dicembre 2021, durante una visita dell’allora ministro degli esteri Di Maio proprio in Tunisia, l’azienda Soreplast di Sousse, che avrebbe dovuto smaltire i rifiuti italiani e dove erano ancora stoccati i rifiuti di 70 container, è andata a fuoco. Dopo quasi due anni di attesa nel porto tunisino di Sousse, invece, i restanti 213 dei 282 container - contenenti circa 6.000 tonnellate di rifiuti urbani esportati illegalmente - sono finalmente stati restituiti all’Italia nel 2022. Questo risultato è stato reso possibile dalla forte mobilitazione della società civile tunisina, che ha esercitato pressione per ottenere il rimpatrio in Italia. La collaborazione con la società civile tunisina, in particolar modo con la Rete Tunisia Verde (Réseaux Tunisie Verte), il Forum Tunisino per i Diritti Economici e Sociali (FTDES) e diversə giornalistə e fonti locali, è stata fondamentale nella realizzazione dell’inchiesta giornalistica. Nello stesso anno, le Direzioni distrettuali antimafia di Salerno e di Potenza (competente per il Vallo di Diano, dove operava la società coinvolta) aprivano due inchieste giudiziarie a partire dalle informazioni e dai documenti divulgati proprio dalle inchieste giornalistiche per fare luce sulla rete illegale che ha gestito il traffico.
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A Sud, 04 e 05 novembre 2023
IrpiMedia, 28/02/2024
Università degli Studi di Milano, 02/12/2024
Impact
L’inchiesta ha generato una serie di impatti concreti, non solo a livello locale ma anche su scala nazionale e oltre i confini italiani.
2023
Nel novembre 2023, FADA Collective e R.E.S.T.A., in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, hanno organizzato il convegno sociale “Crimini, danni e lotte ambientali: Storie e voci dal Vallo di Diano”. All’evento hanno partecipato oltre 300 persone tra studentə, giornalistə, attivistə e membri della magistratura.Numerose realtà della società civile italiana hanno preso parte all’iniziativa, tra cui A Sud, Libera Contro le Mafie, Common – Comunità monitoranti e Radio Lasagne Verdi. Il convegno è stato organizzato con il sostegno di diversi partner, tra cui A Sud, Voice Over Foundation, IrpiMedia, Libera, GAL Vallo di Diano, Casa Surace, il Comune di Sala Consilina e l’AIS (Associazione Italiana di Sociologia).Tra lə intervenutə: Francesco Curcio, Procuratore della DDA di Potenza, l’ex senatore Sandro Ruotolo, e docenti delle Università di Milano e Salerno. Uno dei risultati più significativi del convegno è stato il coinvolgimento dell’Istituto Superiore di Sanità.
2024
Nel febbraio 2024, le indagini giudiziarie condotte dalla Procura di Potenza sotto la direzione del Procuratore Francesco Curcio hanno portato a sviluppi significativi: sono stati arrestati un funzionario pubblico e diversi imprenditori attivi nelle province di Napoli, Salerno, Potenza e Catanzaro. Le autorità hanno inoltre sequestrato circa un milione di euro, tra conti bancari e beni. Nel frattempo, nei territori interessati, hanno preso forma nuove esperienze di organizzazione civica e resistenza locale. La collaborazione tra FADA Collective, R.E.S.T.A. e IrpiMedia è proseguita nel 2024 con realizzazione di un podcast in due puntate: "Shamar: cosa resta della notte", un racconto sonoro sui crimini ambientali e le forme di resistenza quotidiana nel Vallo di Diano.Guidato da FADA Collective e prodotto direttamente da giovani attivistə, Shamar rappresenta un esempio di auto-narrazione e giornalismo partecipativo. Fa parte del progetto “Senza Segnale”, coordinato da IrpiMedia e sostenuto dal programma Local Media for Democracy del Journalismfund Europe. Il progetto ha coinvolto anche altri territori italiani e collettivi giornalistici, come il Centro di Giornalismo Permanente e Indip, con l’obiettivo di riconnettere i territori dimenticati dall’industria mediatica.FADA Collective continua a essere presente nel Vallo di Diano, promuovendo eventi pubblici e proiezioni del documentario “La terra mi tiene”, che racconta le storie di chi ha scelto di tornare al Sud per coltivare grani antichi e costruire un’economia giusta e sostenibile, opponendosi a modelli estrattivi e inquinanti. Il giornalismo d’inchiesta si è così trasformato in uno spazio di alleanze, azione e immaginazione condivisa.