Territori d’inchiesta

Report

Come si raccontano la crisi climatica e il degrado ambientale dei nostri territori? Dopo diversi anni di reportage e inchieste sulle questioni ecologiche in Italia e all’estero, FADA Collective propone un percorso gratuito di formazione, networking e mentorship per rafforzare il giornalismo ambientale indipendente in Italia.

Territori d’inchiesta nasce con l’intento di formare e mettere in rete giornalistə freelance, reporter, videomaker e professionistə della comunicazione che vogliono approfondire gli strumenti dell’inchiesta giornalistica applicata alle questioni ambientali e climatiche.

Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a una crescente concentrazione dei media, alla riduzione degli spazi dedicati all’approfondimento e alla difficoltà sempre maggiore, per chi fa giornalismo indipendente, di trovare tempo, risorse e reti di sostegno.

In questo contesto, la copertura della crisi climatica non è all’altezza dell’urgenza che stiamo vivendo. Se da un lato continua a essere ridotta a “maltempo”, dall’altro indagare sui danni ecologici causati da attori pubblici e privati è sempre più complesso in Italia, dove anche i media locali sono profondamente fragilizzati.

Molte delle trasformazioni che stanno ridefinendo il nostro futuro – dalla transizione energetica alla gestione dell’acqua, dalle politiche agricole ai fondi europei – avvengono spesso lontano dagli occhi dellə cittadinə, che si ritrovano a vivere accanto a fumi che non conoscono, a camminare lungo il letto di un fiume asciutto, a fare i conti con inondazioni sempre più violente.

Crediamo che servano più giornalistə in grado di indagare questi processi, raccontarli con rigore e sul lungo termine, e restituirli alle comunità in modo accessibile e partecipato. Territori d’inchiesta nasce proprio da questa convinzione: costruire una rete di giovani professionistə che possano collaborare, condividere competenze e rafforzare il ruolo del giornalismo come strumento di partecipazione democratica.

Il progetto si è svolto in tre fasi: formazione online, workshop in presenza e mentorship e attività di impatto.


Le formazioni online

La prima fase ha previsto quattro webinar gratuiti con giornalistə, ricercatorə ed espertə, pensati per fornire strumenti concreti per il lavoro quotidiano e aiutare a trasformare un’idea in un’inchiesta.

  • Trovare fondi per indagini ambientali indipendenti: pensare la storia dal bando alla pubblicazione, con Elisabetta Tola, giornalista scientifica e data journalist e presidente di Arena for Journalism in Europe;

  • Immagini satellitari – Prospettive innovative sulla narrazione climatica, con Federico Monica, architetto e urban planner specializzato nell’analisi dei fenomeni urbani nell’Africa subsahariana e fondatore di Placemarks;

  • Politicizzare il giornalismo climatico: un antidoto contro il greenwashing, con Gennaro Avallone, ricercatore di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso l’Università di Salerno;

  • Richiedere l’accesso alle informazioni pubbliche in Italia e in Europa (FOIA), con Giacomo Zandonini, giornalista freelance e membro di FADA Collective.

L’obiettivo è stato fornire metodologie e competenze pratiche per indagare la crisi climatica, risalire alle responsabilità che si nascondono dietro i conflitti ambientali e costruire inchieste capaci di andare oltre il semplice racconto degli effetti della crisi.


Il workshop in presenza

La seconda fase del progetto ha previsto un incontro intensivo di tre giorni, pensato come uno spazio di formazione, confronto e costruzione di comunità. Il workshop si è svolto a Sessa Aurunca (CE), presso la cooperativa sociale Al di là dei sogni, ospitata su terreni confiscati alla Camorra.

Per un weekend abbiamo lavorato insieme come una piccola redazione, partendo dai progetti di inchiesta e reportage sulla crisi climatica e sui conflitti ambientali, oltre che dai bisogni formativi emersi durante gli incontri online.

Il programma ha alternato sessioni di networking tra giornalistə, revisione e discussione dei progetti dellə partecipanti, approfondimenti e acquisizione di nuove conoscenze e metodologie. Abbiamo lavorato sulle idee di inchiesta, sulle strategie di collaborazione, sull’accountability e sulle nuove forme di disseminazione, con l’obiettivo di immaginare modi diversi per far circolare il lavoro giornalistico e permettere alle storie di raggiungere pubblici e territori diversi.

In un mestiere spesso segnato dall’isolamento e dalla precarietà, costruire comunità è una parte fondamentale del lavoro giornalistico. Per questo, il workshop è stato anche un momento per creare connessioni tra professionistə, condividere strumenti e competenze e ragionare insieme sulle possibilità di portare il giornalismo nei territori, con particolare attenzione alle periferie e alle aree interne.


La mentorship

La terza fase ha accompagnato quattro progetti d’inchiesta attraverso un programma di mentorship personalizzata. I progetti selezionati hanno ricevuto supporto editoriale e metodologico per sviluppare le proprie inchieste e arrivare alla pubblicazione

Connect

FADA Collective promuove la collaborazione con media indipendenti, associazioni, collettivi e altre realtà della società civile per rafforzare una comunità di cittadinə attivə e consapevoli, in dialogo con il loro territorio. Accompagnamo inoltre processi di contaminazione e formazione di giovani professionistə dei media. Abbiamo creato una rete di giornalistə freelance, FADA rete, per facilitare la condivisione delle competenze, promuovere la collaborazione e superare l’isolamento, l’individualismo e la competizione.

FADA Collective unisce il lavoro d’inchiesta alla ricerca sul campo, in stretto contatto con la società civile e con i movimenti dal basso. Connetterci con le comunità locali e collaborare con giornalistə, attivistə, cittadinə è il punto di partenza dei nostri lavori d’inchiesta e reportage. Raccogliamo denunce e rivendicazioni locali per riportarle nel loro contesto globale. In questa inchiesta, FADA Collective ha unito le forze con Inkyfada, media indipendente tunisino nato dopo la rivoluzione del 2011, e con la redazione di IrpiMedia, piattaforma italiana di giornalismo investigativo.

Ogni realtà ha messo in campo le proprie competenze, i propri contatti e il proprio metodo investigativo, con un obiettivo comune: ricostruire una rete di rapporti omertosi, complicità e interessi privati tra le due sponde del Mediterraneo. La nostra inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti esportati dall’Italia in Tunisia ha così superato il confine della semplice pubblicazione. L’accesso a un’informazione di qualità ha alimentato una presa di coscienza collettiva e rafforzato i legami tra lə giornalistə e le comunità coinvolte, nell’interesse dellə cittadinə. Questo è, secondo la visione di FADA Collective, il significato più autentico di un buon giornalismo d’interesse pubblico.

Impact

Per FADA Collective, l’impatto di un’inchiesta non si esaurisce con la sua pubblicazione. Se una storia nasce dall’ascolto di un territorio, dovrebbe poter tornare in quel territorio, aprendo uno spazio di confronto con le persone e le comunità coinvolte. La terza fase accompagna quindi le persone selezionate nella costruzione di forme di restituzione pubblica – talk, mostre, laboratori, dibattiti e altri momenti partecipativi – sviluppate anche in collaborazione con associazioni, realtà locali e organizzazioni della società civile.

L’obiettivo è portare il giornalismo d’inchiesta fuori dai suoi circuiti abituali e avvicinarlo a luoghi e pubblici per i quali l’informazione può apparire distante o estranea. L’inchiesta diventa così un punto di partenza per aprire nuove conversazioni, condividere strumenti e conoscenze e mettere in relazione giornalistə, comunità e persone che abitano o attraversano quei territori.

La terza fase di Territori d’Inchiesta è stata dedicata a portare le inchieste nei territori attraverso eventi pubblici di restituzione e a seguire quattro fellow con un percorso di mentorship.


Dobialab

A Dobialab, nel Giardino Botanico Brumati di Monfalcone (GO), Benedetta Pagni ha organizzato BIOTOPIKA – Riflessione in tre tempi sul Biotopo Schiavetti, un incontro dedicato al Biotopo Schiavetti, un’area umida tra Monfalcone e Staranzano. Il dialogo ha riunito persone con esperienze diverse legate a questo ecosistema, dalla ricerca scientifica all’educazione ambientale e all’attivismo, coinvolgendo anche il pubblico nella riflessione sul suo presente e sul suo futuro. L’incontro è stato accompagnato da un’installazione audiovisiva immersiva, realizzata da Francesco Scarel attraverso suoni, immagini e possibili visioni del biotopo.


Milano

A Milano, Michele Bertelli e Studio Figure hanno presentato Take Me Down To The Net Zero City, un’inchiesta crossborder sulla trasformazione delle città europee di fronte alla crisi climatica. L’incontro ha aperto una discussione sulle politiche di sostenibilità urbana e sulle loro contraddizioni: dalla riqualificazione al rischio di gentrificazione, fino al costo crescente degli spazi cittadini. Alla presentazione dell’inchiesta è stata affiancata una mostra fotografica realizzata da Studio Figure, insieme alla distribuzione gratuita di copie dell’inchiesta e di un’edizione fine-art delle immagini.


Pinerolo

A Pinerolo (TO), Federica Bonalumi e Michele Bertelli hanno organizzato un incontro dedicato alla trasformazione del turismo invernale e alla narrazione della sostenibilità sulla neve. Attraverso I Padroni della Neve, realizzato per IrpiMedia, e Tracce, progetto del Collettivo Offtopic, il talk ha messo in dialogo dati, immagini e immagini satellitari per interrogare il futuro delle montagne, l’impatto del cambiamento climatico sui comprensori sciistici e il ruolo sempre più centrale della neve artificiale. Due progetti diversi per linguaggio e approccio, riuniti nello stesso spazio per costruire una lettura più ampia delle trasformazioni ambientali e sociali legate al turismo invernale.


Castiglione d’Otranto

A Castiglione d’Otranto (LE), Teresa Di Mauro e Vittoria Torsello hanno trasformato un’inchiesta sulle emissioni fuggitive di metano legate alle attività di TAP e SNAM in un laboratorio dedicato agli strumenti per il monitoraggio e la difesa del territorio. Attraverso immagini satellitari e termocamere, il laboratorio ha mostrato come pratiche di giornalismo investigativo e strumenti di scienza partecipata possano incontrarsi, fornendo conoscenze e metodologie potenzialmente replicabili anche in altri contesti. L’iniziativa, realizzata nell’ambito della Notte Verde, organizzata da Casa delle Agricolture, ha messo al centro non soltanto i risultati dell’inchiesta, ma anche gli strumenti utilizzati per realizzarla.