Colonialismo chimico
Report
Nel 2024, FADA Collective ha condotto una serie di inchieste collaborative lungo le catene di produzione di pesticidi e fertilizzanti agricoli, dall’industria ai campi. Siamo statə in Costa Rica, Indonesia, Tunisia e Costa d’Avorio.
L’Unione europea prevede di dimezzare l’uso domestico di pesticidi entro il 2030. Al tempo stesso, ne autorizza la produzione e il commercio, facendo dell’UE il principale esportatore mondiale di queste sostanze. Una parte significativa viene così venduta e utilizzata nei Paesi del Sud globale, dove l’espansione delle colture industriali alimenta l’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti e, a monte, l’estrazione delle materie prime necessarie alla loro produzione.
Questo modello agricolo favorisce la concentrazione della terra nelle mani delle grandi compagnie esportatrici. Piccoli appezzamenti coltivati stagionalmente vengono sostituiti da monocolture destinate ai mercati internazionali, mentre la produzione si regge spesso sul lavoro di una manodopera sfruttata, spesso migrante, esposta ai rischi dell’inquinamento chimico.
Gli effetti ricadono sugli ecosistemi e sulle comunità agricole: biodiversità compromessa, risorse naturali sfruttate intensivamente e territori trasformati in immense distese di colture per l’esportazione, al di fuori delle normative ambientali e sociali che l’Unione europea applica all’interno dei propri confini. Nel frattempo, l’UE continua a importare frutta e verdura a basso costo da questi Paesi, contribuendo a perpetuare un modello agricolo fondato sull’estrazione e sul profitto, a discapito degli ecosistemi e di chi li abita.
È il colonialismo chimico.
Il gusto amaro delle banane
Il Costa Rica è il terzo esportatore mondiale di banane e il primo produttore di ananas. La frutta prodotta dall’altra parte del pianeta viene esportata in buona parte verso l’Unione europea. Aziende come Dole, Chiquita e il Gruppo Acon controllano la distribuzione di circa la metà delle banane vendute nei supermercati europei, spesso coltivate con l’impiego di pesticidi vietati nell’UE. Queste sostanze, sebbene bandite per i loro effetti tossici, continuano a essere esportate e utilizzate nelle piantagioni costaricane, con gravi conseguenze sanitarie e ambientali. Le condizioni di lavoro nelle piantagioni sono dure e caratterizzate da bassi salari e continue violazioni dei diritti dellə lavoratorə.
L’inchiesta sulle filiere della frutta costaricana è stata condotta da Sara Manisera, giornalista di FADA Collective, insieme al fotografo indipendente Marco Valle e a Darío Chinchilla, giornalista costaricano di La Nación.
L’impatto tossico dell’olio di palma
L’olio di palma, largamente impiegato nell’industria alimentare e nei biocarburanti, è tra i principali responsabili della deforestazione globale. In Indonesia, che da sola produce circa la metà dell’olio di palma mondiale, le multinazionali hanno sottratto vaste aree di terra fertile, lasciando le comunità locali senza terra e senza lavoro. Molte persone hanno così finito per lavorare nelle piantagioni dove, oltre a essere sottopagatə e sfruttatə, lə lavoratorə sono spesso espostə a pesticidi tossici senza adeguate protezioni. Molte delle sostanze utilizzate nei campi indonesiani sono vietate nell’Unione europea, ma continuano a essere prodotte nell’UE ed esportate in Indonesia, dove la legislazione è meno stringente. A sostenere questo sistema sono potenti lobby dell’industria chimica – tra cui Bayer, BASF, Syngenta e Corteva – che investono ogni anno milioni di euro per influenzare le politiche europee e impedire che queste sostanze vengano definitivamente vietate.
L’inchiesta è stata realizzata da Daniela Sala, fotogiornalista di FADA Collective, insieme al collega indonesiano Adi Renaldi.
Il paradosso dei fosfati
Nel Sud-Ovest della Tunisia, al confine con l’Algeria, un militare francese scoprì alla fine del XIX secolo il bacino minerario di Gafsa, una delle aree al mondo più ricche di fosfati, minerali essenziali per la produzione dei fertilizzanti impiegati nell’agricoltura intensiva. Nonostante si tratti di una risorsa esauribile, oggi i fosfati figurano tra le materie prime strategiche dell’UE e la loro estrazione continua a crescere per alimentare i bisogni dell’agrobusiness. Dietro questa corsa alla preziosa polvere nera si nasconde però un paradosso: mentre l’esportazione di fosfati arricchisce le casse della Tunisia, come quelle di molti altri Paesi nordafricani, e contribuisce a far crescere la produttività dei campi, nei territori da cui vengono estratti lascia dietro di sé inquinamento, degrado e desertificazione.
Mentre la popolazione e lə agricoltorə fanno i conti con continui tagli all’acqua corrente, la Compagnia dei Fosfati di Gafsa pompa fino a 70 litri al secondo per le laveries, enormi vasche in cui il minerale viene purificato. I fanghi di scarto contaminano le oasi circostanti, mentre le polveri sollevate dal vento penetrano nelle case e nei polmoni degli abitanti, portando con sé malattie e problemi respiratori. La ricchezza estratta prende così altre strade, mentre il suo costo ricade sulle comunità locali.
L’inchiesta è stata condotta dalla giornalista Arianna Poletti e dalla fotogiornalista Daniela Sala di FADA Collective, insieme al collega algero-tedesco Sofian Philip Naceur.
Cacao amaro
La Costa d’Avorio produce il 40% del cacao mondiale. Ma cosa si nasconde dietro le nostre barrette di cioccolato? Nelle piantagioni di cacao ivoriane, l’impiego di pesticidi, fungicidi e fertilizzanti chimici è diventato sempre più massiccio nel tentativo di contrastare il calo della produttività e la diffusione di malattie delle piante. Questa monocoltura, molto redditizia, ha infatti gradualmente trasformato ecosistemi fertili, resistenti e complessi in coltivazioni monotone, sempre più fragili ed esposte ad aggressioni fungine e batteriche.
Negli ultimi vent’anni, l’utilizzo di prodotti chimici è aumentato di dodici volte, diffondendosi anche nelle aree rurali prive di adeguate misure di sicurezza. A causa dei prezzi spesso proibitivi per lə contadinə, una parte significativa di queste sostanze viene commercializzata illegalmente: prodotti scaduti, non autorizzati o di provenienza incerta, venduti a basso costo rispetto alle alternative biologiche. Alcune delle sostanze più tossiche, il cui utilizzo è vietato nell’Unione europea, continuano a essere vendute alle principali compagnie agricole della Costa d’Avorio. L’esposizione prolungata e senza adeguate protezioni ha causato frequenti casi di intossicazione tra lə agricoltorə, con rischi crescenti per la salute pubblica e l’ambiente.
L’inchiesta è stata realizzata da Marco Simoncelli di FADA Collective.
Link
Journalismfund Europe, 2024.
↗ The Bitter Taste of Bananas Coming From Costa-Rica to Europe
L’inchiesta è stata pubblicata in italiano, inglese e giapponese da IrpiMedia, FQ Millennium, The Guardian, 美味なバナナのまずい真実
Journalismfund Europe, 2024.
↗ The Toxic Side of Palm Oil Production
L’inchiesta è stata pubblicata in italiano, inglese e indonesiano da IrpiMedia, Geographical magazine, Asia Democracy Chronicles, Project Multatuli
Journalismfund Europe, 2024.
L’inchiesta è stata pubblicata in italiano, inglese, francese e tedesco da IrpiMedia, Socialter, Mediapart, Foreign Policy e taz.
Lifegate, 3 settembre 2025
Connect
FADA Collective unisce il lavoro d’inchiesta alla ricerca sul campo, in stretto contatto con la società civile e i movimenti dal basso. Lavorare con le comunità e collaborare con giornalistə, attivistə e cittadinə è il punto di partenza dei nostri lavori d’inchiesta e reportage. Raccogliamo denunce e rivendicazioni dai territori, in Italia e all’estero, per restituirle nel loro contesto globale.
Nel corso del 2024, anno di pubblicazione delle inchieste che compongono il progetto, FADA Collective ha costruito una rete di collaborazioni con testate internazionali, ma soprattutto con giornalistə e professionistə locali, con cui abbiamo condiviso lunghi periodi sul campo. Il loro contributo ha reso le inchieste più precise e radicate nei contesti locali. Il tempo trascorso sul campo e le relazioni costruite con attivistə e movimenti cittadini hanno inoltre aperto spazi di dialogo, permettendo di interrogare le relazioni estrattive che spesso caratterizzano il nostro mestiere.
Partendo dal racconto di realtà locali all’apparenza molto distanti da noi, FADA Collective ha cercato di unire i puntini tra territori diversi d’Italia e le lunghe catene di produzione globali che ci hanno portatə fino in Costa Rica, Indonesia, Costa d’Avorio e Tunisia.
Nel 2025, FADA Collective ha quindi portato Colonialismo Chimico in contesti italiani segnati dall’estrattivismo agricolo, dall’uso intensivo di prodotti chimici e dall’inquinamento. La collaborazione con realtà impegnate nell’agricoltura sostenibile e nella lotta ai pesticidi ha permesso di mettere in dialogo le storie raccontate nelle inchieste con le loro ricadute concrete sui territori e, soprattutto, su ciò che arriva ogni giorno sulle nostre tavole.
In questo percorso, FADA Collective ha collaborato con il collettivo giornalistico FuoriFuoco di Como, Marcia Stop Pesticidi, il centro sociale Django di Treviso, Casa delle AgriCulture “Tullia e Gino” di Castiglione d’Otranto (LE) e il collettivo politico Edera di Imola, organizzando momenti di confronto e restituzione con le comunità coinvolte.
Impact
Uno degli obiettivi principali del progetto era portare le inchieste realizzate in Costa Rica, Indonesia, Tunisia e Costa d’Avorio oltre le pubblicazioni, presentandole in spazi pubblici in Italia per sensibilizzare cittadinə e comunità sugli impatti dei pesticidi e dei fertilizzanti sulla salute, sull’ambiente e sulle condizioni di lavoro in agricoltura. Il percorso si è sviluppato grazie alla collaborazione con realtà locali che, insieme a FADA Collective, hanno promosso momenti di confronto attraverso incontri pubblici e mostre fotografiche, coinvolgendo territori e comunità dal nord al sud del Paese. Le attività di restituzione e diffusione delle quattro inchieste sono state coordinate da Anna Toniolo.
Nord
L’8 maggio 2025 FADA Collective ha inaugurato a Como la mostra fotografica di Colonialismo Chimico, dove gli scatti che accompagnano le quattro inchieste sono stati esposti e presentati al FuoriFest, festival organizzato dal collettivo giornalistico FuoriFuoco.
Il 25 maggio il progetto è arrivato a Treviso, al centro sociale Django, con un talk e una mostra fotografica realizzati insieme a Marcia Stop Pesticidi Treviso. Durante l’incontro sono state raccontate le conseguenze socio-ecologiche dell’agrobusiness attraverso le quattro inchieste, mostrando come anche in Italia l’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti sia una realtà diffusa, dalle coltivazioni agroindustriali del Made in Italy al consumo di prodotti reimportati. Marcia Stop Pesticidi Treviso ha portato il discorso sul piano locale, spiegando come l’uso e l’abuso di sostanze chimiche in agricoltura stiano mettendo a rischio gli ecosistemi del Veneto.
Centro
La tappa successiva si è svolta il 28 settembre a Mordano (Imola), in provincia di Imola, in collaborazione con il collettivo politico Edera, nato nel dicembre 2023 tra la città e i comuni del circondario. L’incontro si è tenuto al centro giovani Flood, il cui nome richiama direttamente l’esperienza dell’alluvione che ha colpito l’area, nell’ambito del festival Alzi la mano chi ha detto almeno una volta F*ckaldo. Anche in questo caso, l’inchiesta è diventata occasione di confronto con il territorio, inserendosi in un contesto segnato dagli effetti concreti della crisi climatica.
Sud
Il 29 agosto 2025, a Castiglione d’Otranto, in provincia di Lecce, Colonialismo Chimico è stato presentato durante la Notte Verde, il più grande evento pugliese dedicato alle tematiche ambientali e un punto di riferimento per chi si occupa di agricoltura sostenibile nel Salento, in collaborazione con la Casa delle AgriCulture “Tullia e Gino”, realtà impegnata nella tutela dell’agro-biodiversità e nella promozione di pratiche di inclusione sociale attraverso l’agricoltura sostenibile, la cultura e l’arte.